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Shalom a Canove: domani il convegno promosso dall’Anpi

Riunitosi con il dottor Campiglio, che aveva da pochi anni aperto l’Istituto Elioterapico di Mezzaselva, il dr. Strasser lavorò clandestinamente all’interno della struttura, raggiungendola giornalmente con mezzi di fortuna, o addirittura a piedi.

Canove è una delle sette frazioni del comune di Roana, in cui c’è la sede del comune e la caserma dei Carabinieri. Per queste caratteristiche tra il 1941-43 vi sono stati internati, in residenza coatta, una cinquantina di ebrei.

Erano una parte dei 600 in fuga, che l’esercito italiano di occupazione aveva raccolto in Jugoslavia e distribuito in una trentina di comuni del Vicentino, fra i quali Roana è quello che ne accolse di più. Promosso dall’Anpi, domenica prossima, nel teatro di Canove con inizio alle ore 17, avra’ luogo un incontro-convegno sul tema, mentre una mostra restera’ aperta nella sede della Pro Loco, che ha collaborato al progetto, dal 1 febbraio al 1 maggio, con documenti e video interviste.

Al convegno saranno presenti l’israeliano Kobi Fleischmann ed il veneziano Ferruccio Neerman; scopriremo come, per diverse strade, entrambi siano legati a Canove.

Neerman ha raccontato le vicende vissute sulle montagne di Roana all’età di 14 anni nel libro “Infanzia rubata”, di cui verranno lette alcune parti, assieme a dei brani tratti dal racconto “La segheria abbandonata”. Con questo racconto pubblicato nel 1973, Mario Rigoni Stern ha dato il via ad una serie di ricerche che continuano ancora oggi.

Inoltre Paolo Tagini e Antonio Spinelli, due giovani storici, presenteranno le loro pubblicazioni che figurano nel catalogo di Edizioni Cierre–Istrevi. Paolo Tagini con “Le poche cose”, un’accurata e documentatissima ricerca sugli internati ebrei in una trentina di Comuni della provincia di Vicenza, ha vinto il concorso per la miglior tesi di laurea dell’Accademia Olimpica nel 2006.

Antonio Spinelli, che nella pubblicazione di Tagini ha curato la parte riguardante il campo di concentramento di Tonezza, ha appena dato alle stampe “Vite in fuga”. L’esperienza di Fort Ontario, tra il silenzio alleato e la persecuzione nazifascista.” Spinelli racconta le traversie poco conosciute di internati ebrei, che erano riusciti a raggiungere l’Italia meridionale liberata, e che il 5 agosto 1944, per espressa volontà dal Presidente Roosevelt, furono portati in nave negli Stati Uniti. All’interno alcune vicende legate alla famiglia del dottor Strasser, presente a Canove tra il 1941-43.

Il dottor Strasser, di nazionalità ungherese, era già in Italia prima della guerra; lavorava come ortopedico all’ospedale di Pietra Ligure con il dottor Alfredo Campiglio. Allora l’ospedale era all’avanguardia nella ricerca sulla tubercolosi ossea, assieme al Rizzoli di Bologna. Dal 1938, con le prescrizioni anti ebraiche, Strasser ha perso il lavoro, ed ha iniziato una peregrinazione in giro per l’Italia, fino a giungere a Canove nel 1941. Nel frattempo si era sposato, a Canove è giunto con la moglie e la figlia Annamaria.

Riunitosi con il dottor Campiglio, che aveva da pochi anni aperto l’Istituto Elioterapico di Mezzaselva, Strasser lavorò clandestinamente all’interno della struttura, raggiungendola giornalmente con mezzi di fortuna, o addirittura a piedi. Come dopo l’8 settembre, sotto le ali protettrici di Campiglio, gli Strasser riuscirono a mettersi in salvo, lo sapremo dal libro di Antonio Spinelli che ce lo presenterà domenica prossima.
Ma le storie sono molte altre, appassionanti e piene di umanità. Da varie parti del Veneto giungeranno altri testimoni dei fatti, che, con quelli ancora residenti a Canove, ricorderanno anni terribili, ma pieni di solidarietà umana, ed un passato che onora la comunità.

Giorgio Spiller

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